Newsletter che portano clienti e non finiscono nello spam.

Postato da Paola Sereno il 28 giugno 2019
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Perché non facciamo una newsletter?

Cosa ci scriviamo?

Ma sì, raccontando qualcosa dell’azienda, la mandiamo ai nostri contatti…

Creare una newsletter è cosa buona e giusta, ma il limite tra il ricordare ai clienti chi siamo e inondarli di spam è davvero sottile e molto, molto pericoloso…

Inviare e-mail periodiche a clienti attuali e potenziali è molto utile in termini di brand awareness e anche di conversioni, perché consente di mantenere aperto un dialogo con utenti interessati al nostro prodotto/servizio, veicolando contenuti in modo rapido e preciso.

Tuttavia, probabilmente i nostri contatti ricevono già una moltitudine di DEM (Direct Email Marketing) di vario tipo, quindi la lotta per non farsi cestinare è sempre aperta.

Vediamo insieme alcuni passaggi per creare una newsletter perfetta (o quasi).

Come raccogli gli indirizzi?

Dal sito web? Pescando nel tuo database di clienti? In occasione di eventi? In ogni caso, le persone devono aver dato l’autorizzazione a ricevere tue comunicazioni e devono potersi disiscrivere in qualsiasi momento, attraverso un tasto “Unsubscribe” visibile (e funzionante!).

Buoni consigli per ottenere iscrizioni dal sito web sono:

  • offrire un contenuto premium, come un e-book (questa è una delle regole dell’inbound marketing);
  • offrire sconti (specie se vendi prodotti fisici);
  • spiegare in modo chiaro di che cosa parlerai nelle newsletter e quali sono i vantaggi concreti nell’iscriversi;
  • profilare, ma non troppo. Cerca se possibile di acquisire qualche informazione in più (profilazione dell'utente), in modo da mandare contenuti specifici, ma d’altra parte non infliggere form chilometrici.

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Di che cosa parli?

Nelle newsletter si possono inserire sconti e offerte, parlare degli ultimi prodotti oppure riassumere gli ultimi post del blog, informare su eventi del settore oppure offrire aggiornamenti e tutorial.

Insomma, è ok che in una newsletter ci siano più cose, ma non troppe cose, altrimenti si rischia di confondere il povero lettore.

Qualche consiglio per i contenuti della tua prossima newsletter.

Non essere troppo commerciale

È vero che se mi sono iscritta alla newsletter di un brand di scarpe probabilmente adoro acquistare scarpe, ma se mi mandi solo un elenco di prodotti potrei stufarmi piuttosto in fretta. Invece, potrei cliccare su un titolo che promette di svelarmi i segreti sugli outfit più di moda per questa stagione.

Non parlare solo di te

Andresti a cena con qualcuno che parla solo di sé stesso, di quanto è bravo, di quanti successi ha ottenuto recentemente? No. E se esistesse il tasto Unsubscribe per le persone in carne ed ossa, lo schiacceresti senza esitazioni. Figurati davanti al computer.

Occhio al subject

L’oggetto nella mail è come il titolo del giornale. Le persone non leggeranno il tuo articolo solo perché sei tu a scriverlo (a meno che tu non sia una grande firma del giornalismo): un buon titolo aiuta sempre.

Stay minimal

Testi concisi e ben studiati e un layout pulito aiutano senza dubbio la lettura.

In una newsletter possono esserci più bottoni da cliccare che rimandano a diverse azioni, ad esempio approfondire un articolo del blog, ma abbi cura di scegliere una Call to Action principale, quello che vorresti che i tuoi lettori facessero, e mettila in evidenza.

Appuntamenti fissi o no?

Meglio dare una periodicità fissa, settimanale o mensile (es. ogni sabato mattina), oppure scrivere “quando si ha qualcosa da dire”? È difficile dare una risposta univoca e dipende anche da quanti contenuti hai a disposizione. L’appuntamento fisso è rassicurante e mantiene la memoria, ma d’altro canto è una promessa fatta al cliente. Riuscirai a mantenerla? Oppure pur di scrivere una volta a settimana invierai contenuti inutili che finiranno dritti dritti nel cestino? Pensaci.

Come si misura?

Open rate (tasso di apertura), click-trough (rapporto fra i click e le visualizzazioni) e conversion (da visitatore a cliente) sono i tuoi mantra.

A quanto pare dalle ricerche, l’open rate medio è intorno al 20%, il tasso di click-through va dal 2.5 al 4%

Keep it clean: fai il decluttering della mailing list

Come Marie Kondo, senza pietà, cancella gli utenti inattivi. Se un iscritto non apre le tue mail dal 2016, forse non gli interessa il tuo prodotto. Ricorda che non è importante avere un database grande, ma qualificato. Quality over quantity. Meglio calcolare l’open rate che il numero di mail inviate.

E ora, sei pronto a portare la tua strategia di e-mail marketing al prossimo livello? Se hai bisogno di qualcuno che ti supporti in questo processo, dalla strategia al copy, dalla scelta del software ottimale alla creazione delle DEM in HTML, contattaci.

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Tag: agenzia di comunicazione, digital marketing, inbound marketing, content marketing, sito web, strategia, lead generation, lead nurturing, buyer's journey, e-mail marketing

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