Ha senso fare pubblicità su LinkedIn? Come si fa? Ecco le risposte

Postato da Paola Sereno, aggiornato il 1 ottobre 2020
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La pubblicità su LinkedIn è per molti, ma non per tutti.
Se la tua azienda opera nel B2B e hai ben chiaro quali sono i tuoi clienti ideali (buyer personas), può essere un ottimo canale per entrare in contatto con la “bella gente” che ti interessa conoscere.

In questo articolo parliamo di

  • LinkedIn tra falsi miti e verità
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LinkedIn tra falsi miti e verità - dati di utilizzo

Meno popolare di Facebook, meno patinato di Instagram, meno divertente di TikTok.
Per molto tempo LinkedIn è stato conosciuto solo come “un posto utile se cerchi lavoro”. La gente si faceva il profilo un po’ di malavoglia, ci metteva su un riassunto del curriculum, una foto che se andava bene era di 10 anni fa, se andava male di 10 fa in spiaggia con un mojito. E poi, speravi che qualche azienda ti chiamasse per assumerti. Non succedeva (quasi) mai.

Ma negli ultimi anni molto è cambiato, e LinkedIn è stato protagonista di un rinnovato interesse da parte delle aziende, soprattutto di quelle B2B, dunque interessate ad entrare in contatto con altre aziende, spesso con un profilo molto mirato in termini di settore merceologico e funzione aziendale.

Vediamo insieme alcuni falsi miti e una grande verità per le aziende interessate a promuoversi su LinkedIn.

• Mito n. 1 “LinkedIn serve solo per chi cerca lavoro”

Oggi LinkedIn ha completato la trasformazione da piattaforma per il recruiting a social network mirato al “community business”. Viene percepito come il più credibile tra tutti i social e usato come piattaforma autorevole per scambiarsi informazioni, consigli e richieste inerenti al proprio business. In tempi di lockdown e post-lockdown, ad esempio, è stato uno dei luoghi in cui più è fiorito il dibattito sullo smartworking.

• Mito n. 2 “Su LinkedIn non c’è nessuno”

Forse non tutti sanno che… LinkedIn è stato acquisito da Microsoft nel 2016. Forse non c'entra nulla, ma tra il 2019 e il 2020 questo social ha visto un’incredibile ascesa nel numero di iscritti e, soprattutto, nel livello di engagement, a livello globale.

L’Italia, poi, è uno dei Paesi chiave per LinkedIn in Europa, con oltre 13 milioni di utenti e quasi 500.000 aziende rappresentate sulla piattaforma.

Secondo i dati Astraricerche e Federmanager, in Italia il 79% dei manager è presente sulla piattaforma.

Certo non è la piattaforma più usata (nel 2019 era al 7° posto in Italia), ma questo si spiega con il fatto che non è un social generalista.

• Mito n. 3 “Fare pubblicità su LinkedIn costa un sacco e non serve a niente”

A livello global, si stima che le entrate pubblicitarie della piattaforma nel 2020 siano in crescita del 11.2%, arrivando a 1.77 miliardi di dollari entro il 2021.

Questo perché sempre più aziende B2B ne stanno cogliendo i vantaggi in termini di ricerca di partner e clienti, e non solo di nuovi talenti.

• Verità n. 1 "Se lavori nel B2B, i tuoi clienti sono su LinkedIn."

A cosa servono i dati sulla crescita di Linkedin tra il 2019 e il 2020 snocciolati nel paragrafo precedente? A dirci che LinkedIn può essere un buon canale di comunicazione per chi ha un business B2B e dunque si rivolge a decision maker aziendali. Persone che, probabilmente, sono su LinkedIn (e non solo per cambiare lavoro).

In questo caso, l’obiettivo di marketing e commerciale non è raggiungere “tanta gente”.
È intercettare il manager/responsabile che lavora proprio in quel settore lì, in quel tipo di azienda lì, e che può prendere la decisione di scegliere noi come fornitori o partner.
La nostra buyer persona. Altrimenti, un balletto su TikTok va benissimo.


Cosa fare su LinkedIn: i contenuti

Il primo passo per avere successo su LinkedIn come azienda è: essere presenti su LinkedIn come azienda.

Quindi, massima attenzione alla creazione del profilo, che deve essere ottimizzato a livello di foto e informazioni, e ovviamente all’aggiornamento dello stesso. Come per gli altri canali social, è opportuno creare un piano editoriale che sia di supporto nel mantenimento del profilo. Può essere una buona idea quella di alternare contenuti diversi, ma sempre mantenendo un tone of voice coerente. Ad esempio, fornire informazioni e aggiornamenti su quello che accade nel settore di riferimento e sui prodotti e servizi offerti, ma anche raccontare un po’ il “dietro le quinte” dell’azienda.

Per un nostro cliente che opera nell’attività dei servizi legali per le aziende, curiamo un profilo LinkedIn da oltre 10.000 followers. Il loro piano editoriale spazia da news e articoli di approfondimento sul loro settore (la tutela della proprietà intellettuale), inclusi fondi pubblici e bandi per le aziende, a post legati al mondo aziendale: eventi, webinar, premi e riconoscimenti che vedono coinvolta l’azienda, ma anche profili nei neo-assunti, notizie sulle iniziative interne (dal welfare al plastic free, fino alla festa di Natale).
Essere un’azienda “umana” e friendly piace, ovviamente senza eccedere (anche se tutto dipende dal posizionamento e dal target).

Un altro fattore da non sottovalutare è la cosiddetta “Employee Advocacy". In parole povere, si tratta di invitare i dipendenti dell’azienda ad essere presenti e attivi su LinkedIn, e possibilmente condividere quanto pubblicato sul profilo ufficiale. I dati dicono che il 3% dei dipendenti condivide contenuti aziendali e questo 3% porta circa il 30% dell'engagement totale.

Cosa fare su LinkedIn: le campagne ads

Bene il piano editoriale, bene l’employee advocacy, ma un po’ di pubblicità non guasta.

Una volta si diceva che fare pubblicità su LinkedIn era fuori discussione e che i costi sono proibitivi.
Diciamo che non è proprio così.

Tecnicamente, l’adv su LinkedIn si gestisce più o meno come sulle altre piattaforme, tramite il Campaign Manager. Usarlo non è impossibile – specialmente se si ha già dimestichezza con altre piattaforme di social adv – e il vantaggio è che abbiamo a disposizione molte informazioni in più sul target. Possiamo profilare la nostra audience non solo su base territoriale, ma anche in base al settore in cui lavora, al job title e alla job function, nonché in base alla dimensione dell’azienda e alla sua seniority in azienda.
Il pubblico di destinazione deve essere mirato, ma non troppo ristretto: consigliamo di non scendere sotto le 50.000 persone.

Per fare un esempio concreto, per un cliente nel settore del packaging abbiamo creato annunci mirati ai diversi segmenti di mercato, andando a colpire manager nel settore Marketing/Acquisti/Operations di aziende che si occupano di Cosmetica.

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Dalla nostra esperienza, è vero che la pubblicità su LinkedIn non è a buon mercato, rispetto ad esempio ad altri social. Noi come agenzia ci sentiamo di consigliarla ad aziende B2B che abbiano un budget minimo da 2 a 10.000 € e siano alla ricerca di clienti/partner con cui stabilire un rapporto continuativo. In questo modo, anche se il costo per contatto è più alto, comunque ne sarà valsa la pena. Come su tutti i social media, la piattaforma permette di impostare un budget totale e giornaliero e di monitorare costantemente l’andamento della campagna.

Da un punto di vista tecnico, per la propria campagna pubblicitaria è possibile scegliere tra diverse opzioni, dai classici annunci di testo ai post sponsorizzati, fino ai messaggi personalizzati nella casella Inmail, così come diversi obiettivi (awareness, consideration, conversion, in un percorso di Lead Nurturing). I post sponsorizzati della pagina aziendale possono essere arricchiti con pulsanti di Call to Action che invitino gli utenti, ad esempio, a visitare una landing page sul sito web aziendale.

Per saperne di più sui tips&tricks utili per creare campagna di LinkedIn ads, oppure per una consulenza personalizzata, contattaci! Possiamo far crescere il tuo profilo, sia da un punto di vista di contenuti sia con una “spinta” pubblicitaria.

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Tag: social media marketing

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